domenica 31 ottobre 2010

VOCAZIONE "MONNEZZA"

Mi accingo a scrivere. Ho in testa una cosa sola. Devo fare in modo che tu, lettore, compia un viaggio. Devo afferrarti per la mano e guidarti. Tra i volti rabbiosi e gli occhi gonfi. Questo è il mio compito. Questa è la mia vocazione.
I due lunghi giorni di resistenza trascorsi tra lotte e scontri non possono perire così. Sotto i cumuli di “monnezza”. Io a quella gente voglio dare una voce. Per fare questo ho bisogno di portarti con me, caro lettore, tra le colline verdi del Sannio. Tranquillo sei in buone mani. Ti sei affidato a chi quei giorni li ha vissuti. In prima persona. E lo ha fatto per assolvere a due compiti: quello di cittadina che vuole difendere la propria terra (casa mia dista solo 2 Km dalla mega discarica di Sant’Arcangelo Trimonte) e quella di aspirante giornalista.
Filmare, fotografare ma soprattutto osservare. Mi proponevo di fare questo quando mi trovavo lassù, dove ora voglio condurti. Volevo riuscire a cogliere quel qualcosa in più che mi avrebbe permesso di raggiungere te.
Spero che la scrittura riesca e rendere la drammaticità di quei giorni vissuti insieme a poco più di un centinaio di persone
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SANT'ARCANGELO TRIMONTE. STORIA DI UNA DISCARICA


Quella che sto per raccontarvi è la storia di un comune della provincia di Benevento che da giorni fa versare fiumi di inchiostro alla cronaca locale. Il suo nome è Sant’Arcangelo Trimonte. Si tratta di un piccolo paese di 9,8 Km quadrati, situato a 363 metri sul livello del mare e scarsamente popolato (691 anime di cui l’80% ultrasessantenni). E allora se i numeri sono questi che cosa ha attirato l’attenzione di giornalisti e fotografi che dal 20 a 22 ottobre si sono riversati tra le colline più verdi del Sannio? In realtà di dare i numeri non abbiamo ancora finito. Manca il tre. Tre quante sono le discariche che da circa dieci anni impegnano la popolazione locale, situata a 500 metri dai siti di stoccaggio, in lotte permanenti.

È il maggio 2002 quando a Napoli esplode l’emergenza rifiuti. L’allora commissario straordinario, il Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in accordo con il Presidente della provincia di Benevento e i rappresentanti del Comune di Sant’Arcangelo, realizza per conto del consorzio Napoli, 3 una discarica di 700.000 metri cubi di rifiuti. La gestione della discarica di contrada Nocecchia viene affidata alla FIBE. Il sito di stoccaggio però versa in uno stato di totale degrado: “i muri che circondano la discarica presentano numerose crepe da cui fuoriesce il percolato che ha ormai inquinato il territorio circostante”, afferma il geologo Vincenzo Briuolo. Inoltre la forte pendenza su cui poggia la discarica favorisce la discesa a valle di tale sostanza.
Urge una bonifica che però non arriva. Arrivano invece altre due discariche.

Nel 2008 lo smaltimento dei rifiuti in Campania desta di nuovo serie preoccupazioni. È di nuovo emergenza e la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte è già satura. Che fare? La soluzione viene presa il 21 maggio: il nuovo governo Berlusconi approva il Dl 90/08 (convertito in legge n.123 il 14 luglio 2008) con cui si individuano dieci nuovi “siti da destinare a discarica”. Sant’Arcangelo Trimonte figura nella lista.
“Le discariche devono essere interventi altamente industriali, devono essere cioè realizzate nel migliore dei modi dal momento che esse possono dar luogo a inquinamento e a percolamenti”, spiegava il geologo Giovanbattista De Medici, intervenuto il 5 aprile 2008, nell’incontro organizzato a Sant’Arcangelo con l’Assise di Palazzo Marigliano di Napoli, su proposta del Codisam, il Comitato di Salute e Ambiente nato otto mesi dopo l’emanazione del decreto legge.
A scanso di equivoci la stessa legge n. 123, all’articolo 2, prevede la realizzazione di siti da destinare a discarica nel rispetto delle misure indispensabili alla tutela della salute e dell'ambiente. A quanto pare la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte fa eccezione.
Gli esperti hanno infatti evidenziato il grave dissesto idrogeologico del territorio che rientra nella cosiddetta "Zona assiale della catena", l'area sismicamente attiva dell'Italia Meridionale dove si generano i terremoti di maggiore intensità. Ma non è tutto. Il progetto della nuova discarica di contrada Nocecchia viola ogni normativa europea in materia ambientale: la zona è infatti sovrastata da un elettrodotto di 150 KV. Non si è trovata neppure l'argilla, la cui presenza è un elemento fondamentale per la scelta dei siti da destinare a discarica, in quanto isolante naturale che mette al riparo da ogni possibile infiltrazione di percolato nel terreno circostante. Un ultimo elemento registrato dai geologi è la presenza quotidiana di forti venti considerati una sorta di fissante della puzza. Un disagio sociale e ambientale, la cui causa non è imputabile solo al vento ma soprattutto alla cattiva gestione della discarica.
Incurante, sprezzante il Supercommissario Gianni De Gennaro va avanti e autorizza sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte, geologicamente malmesso, la costruzione di una mega discarica di due vasche di 450.000 m3cadauna.

Devastanti gli effetti socio-economici: sono in aumento tumori maligni al polmone, vescica e fegato, e di leucemie. Per non parlare del danno economico subito dagli abitanti del posto. Caratterizzata da una forte vocazione agricola la popolazione ha visto il valore delle attività industriale, delle case e del terreno inquinato dalle infiltrazioni di percolato, calare nel giro di pochi mesi.

Ormai sono trascorsi due anni dalla realizzazione dei sito di contrada Nocecchia. Ma il 2010 promette male: le nuove che giungono dai palazzi della Regione Campania non sono confortanti. A Sant'Arcangelo Trimonte è in arrivo un bastimento carico carico di "monnezza".

MONNEZZA E SCONTRI. LA RESISTENZA A SANT'ARCANGELO DURA DUE GIORNI




Ebbene in questi giorni, così come dieci anni fa, in Campania si parla ancora di emergenza rifiuti. A Sant’Arcangelo Trimonte si parla ancora di emergenza rifiuti. Senza entrare nel merito di quella che di emergenza non ha proprio nulla, occorre partire da un fatto di cronaca.
Il 19 ottobre 2010 il presidente della Regione, Stefano Caldoro, emana un’ordinanza “per arginare e superare l’attuale stato di crisi per quanto attiene il ciclo di raccolta dei rifiuti a Napoli ed in provincia”. Ma come fare? La soluzione è la seguente: “i Comuni e i gestori degli impianti STIR che attualmente conferiscono i propri rifiuti alla discarica di Terzigno conferiranno gli stessi presso le discariche di Savignano Irpino (AV), San Tammaro (CE) e Sant’Arcangelo Trimonte (BN)”.
L’Irpinia e il Sannio irsongono. Sant’Arcangelo insorge. La parola più ricorrente è sopruso. E sì perché il provvedimento Caldoro cancella di fatto la vertenza regionale emanata in agosto “per il ritorno alla gestione ordinaria e provincializzata dei rifiuti”. In altre parole il documento obbligava “le Province della Campania a dotarsi di una proprio sistema di gestione del ciclo dei rifiuti che superi il Consorzio Unico e riconduca la materia alla responsabilità diretta delle singole Amministrazioni Provinciali”. Furioso Fausto Pepe, sindaco di Benevento, che dichiara: «La gravità di questa scelta, oltre a portare alla luce l’incapacità del centrodestra e del presidente Caldoro, sfiducia di fatto i cantori del berlusconismo sparsi in giro per la Campania». La tensione a Sant’Arcangelo sale.

Il giorno 21 ha inizio il presidio. Il sito di contrada Nocecchia pullula di manifestanti. Il Sindaco del paese, Romeo Pisani, e i rappresentanti del Codisam chiedono l’immediata convocazione del Consiglio Provinciale. La proposta viene accettata: il consiglio si terrà nel pomeriggio davanti alla discarica. Alle 18.00.
Il tiepido sole d’autunno colora i volti dei manifestanti e rischiara le fasce tricolori. Quelle dei sindaci che giungono in rappresentanza dei paesi limitrofi. Accompagnati da consiglieri e assessori provinciali, i sindaci sfilano tra la rabbia e la diffidenza dei cittadini per ciò che in passato si poteva fare e non si è fatto. Uno dopo all’altro, gli uomini della politica, si sistemano al di là del lungo tavolo rettangolare. Come figurine di una stampa in bianco e nero. Al di qua del tavolo ci sono i cittadini. I primi hanno il microfono. I secondi solo la forza della voce. Il consiglio è ufficialmente aperto. Gli interventi si susseguono, interrotti dalla voce di qualche coraggioso che, uscendo dalla folla, decide di urlare la propria rabbia. Una rabbia che fa eco tra le colline verdi del Sannio. Si ragiona. Si discute. Si litiga. Ma presto cala la notte. Il buio è implacabile. È tardi. Gli uomini della politica si congedano. Ma prima di allontanarsi fanno una promessa. “Domani saremo di nuovo qui. Accanto a voi”. I santarcangiolesi sono titubanti. Ma non mollano. Sanno che quello che sta per arrivare sarà un giorno di lotta e di scontri. Sono pronti. Difenderanno la loro terra con le unghie e con i denti. Con o senza gli uomini della politica.

Il nuovo giorno è arrivato. Il sole , nascosto tra le colline sannite, illumina il cielo. Timidamente. Sono le 7. La discarica è già presidiata. Le ore scorrono lentamente. L’ansia sale. Si sa, stanno per arrivare. Eccoli. Minuscoli in lontananza, diventano sempre più grandi man mano che si avvicinano. Ma quanti sono? Uno, due, tre, sette. Sette tir. Tutti carichi di “monnezza”. Tutti provenienti dal napoletano. La gente accorre. I manifestanti sono un centinaio. Tra di essi riconosciamo alcuni sindaci, consiglieri, assessori, fedeli alla promessa della sera prima. Dimostranti e politici si sistemano. Uno accanto all’altro. Dinanzi al cancello verde. Attendono l’arrivo delle Forze dell’ordine che devono garantire lo sversamento dei rifiuti.
“Serrate, serrate” urla qualcuno dei dimostranti, “non vi faremo passare” grida un altro. Tra i politici, i più attivi sono il consigliere provinciale Claudio Ricci e il capogruppo dell’opposizione Massimo del Viscovo. Anche i primi cittadini di Molinara, Maria Cirocco, di Apice, Ida Albanese, danno man forte ai manifestanti. Ma a lasciare il segno è il coraggio delle donne del posto. Figlie, mamme, nonne tutte pronte a lottare. E lo fanno col sostegno dei loro uomini e dei ragazzi del Centro Sociale Depistaggio. Poliziotti e carabinieri sono implacabili. Avanzano. Ligi al dovere. Impettiti nelle loro divise blu. Quella gente va sgomberata. I camion devono entrare. Pochi metri dividono i manifestanti dalle forze dell’ordine. Ora solo pochi centimetri. I corpi finiscono per toccarsi. Per scontarsi. Sono momenti di forte concitazione. Tra la folla c’è un ferito. Si chiama Bruno Ranaldo. Ha 63 anni. Bisogna chiamare i soccorsi. Gli scontri non si placano. La polizia allontana i manifestanti. Usa la forza. Quanto basta per aprire un varco. Ora dinanzi al cancello ci sono loro. Poliziotti e carabinieri. I camion si riaccendono. I motori ruggiscono. I grossi tir si avvicinano alla discarica. Stanno per entrare. Ma ecco uno dei manifestanti collocarsi supino davanti al primo dei sette tir. E’ un assessore, Paolo Visconti. I camion devono fermarsi. Le ore successive sono le più cruciali. Un vertice in Prefettura, alla presenza del prefetto Mazza, del presidente della Provincia Cimitile, dei sindaci del comprensorio di Sant’Arcangelo Trimonte e dei responsabili delle Forze dell’Ordine discuterà su quanto accaduto davanti alla discarica. Il tempo passa. I manifestanti non abbandonano il presidio. La risposta arriva in serata. Dopo una lunga discussione, il prefetto si è impegnato a scongiurare lo sversamento di rifiuti in futuro. Ma i 7 tir che sono stati bloccati tutta la giornata dinanzi ai cancelli dovranno sversare. «È stata una difficile trattativa», dice il sindaco Pisani, «Ma la soluzione adottata era il male minore. Abbiamo evitato la militarizzazione della zona con l’arrivo di altri rifiuti da fuori provincia». La terra inghiotte. È la mattina del giorno 23. Da quanto si apprende nel Sannio non dovrebbe più giungere immondizia dal Napoletano. C’è da fidarsi? Intanto la situazione a Sant’Arcangelo rimane tranquilla.



Fatto sta che la protesta in Campania continua nonstante i contentini promessi dal governo per mettere a tacere gli abitanti delle zone interessate. Una protesta motivata. Lontano dalle telecamere nazionali. Ad insaputa degli italiani che giudicano, ora come allora, quello del governo Berlusconi un lavoro fatto bene.
Oggi l'emergenza rifiuti è di nuovo in agguato. Perchè i napoletani producono troppa immondizia o perchè il problema dei rifuiti in realtà non è mai stato debellato?



mercoledì 20 ottobre 2010

LA SENTENZA DI CALDORO



Vi propongo di seguito il comunicato Caldoro:

Il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, vista la legislazione vigente e sentite le amministrazioni provinciali della Regione, è intervenuto con una ordinanza d'urgenza al fine di creare le condizioni necessarie per arginare e superare l'attuale stato di crisi del ciclo di raccolta dei rifiuti a Napoli ed in provincia.

Vista anche la richiesta del Prefetto di Napoli di consentire ai comuni della Provincia di Napoli, che utilizzano la discarica di Terzigno, di conferire i rifiuti in discariche site in altre province, il presidente ha disposto con proprio atto che i Comuni ed i gestori degli impianti STIR della provincia di Napoli, che attualmente conferiscono i propri rifiuti alla discarica di Terzigno, conferiranno gli stessi presso le discariche di Savignano Irpino (AV), San Tammaro (CE) e Sant’Arcangelo Trimonte (BN).

I conferimenti si intendono per quantità ben precisate e fino al ripristino delle condizioni di regolare funzionamento degli impianti siti nella provincia di Napoli, previsto per il giorno 26 ottobre.

Si è preso atto, in questo momento, che a causa delle manifestazioni attuate dai cittadini nelle aree contigue alla discarica di Terzigno, nonostante i servizi di accompagnamento degli autocompattatori da parte delle forze dell’ordine, non è possibile assicurare il conferimento di gran parte dei rifiuti nella predetta discarica. Tale situazione, come comunicato da numerosi comuni, comporta l’impossibilità di garantire il regolare servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che, in conseguenza, si stanno accumulando nei centri abitati, ivi compreso il capoluogo.

La scelta di intervenire si è resa necessaria per la situazione eccezionale determinatasi e per scongiurare, a causa del protrarsi e l’ulteriore accumularsi dei rifiuti medesimi nei centri urbani, pericoli gravi per l’igiene e la salute dei cittadini.

venerdì 8 ottobre 2010

domenica 5 settembre 2010

JOVANOTTI. UNA LETTERA PER SAKINEH.

"QUESTO NON E' IL VERO IRAN..."




L'anno scorso ho attraversato l'Iran con la biciletta, un viaggio attraverso i grandi spazi deserti e le città. L'Iran è un Paese bellissimo e complesso abitato da gente di una gentilezza ospitale e riservata.

Le strade di Teheran sono piene di giovani che amano profondamente il loro paese e la propria cultura tanto quanto amano e sognano più libertà, più modernità, più apertura verso il mondo senza rinunciare al loro spirito.

L'Iran è uno dei luoghi chiave del pianeta e la nostra battaglia per liberare
Sakineh, anche se condotta a distanza, è giusta e non rivolta contro il popolo iraniano ma contro quei pochi che con una barbarie del genere raccontano al mondo un'immagine del proprio Paese che non corrisponde affatto alla realtà
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MANCANO POCHE ORE ALLA LAPIDAZIONE



"La situazione è critica, Sakineh rischia di essere lapidata in ogni momento e senza preavviso. Il mio ricorso non è stato ancora formalmente accolto e per questo l'autorità giudiziaria ha il potere di rendere esecutiva in ogni istante la condanna". A lanciare l'allarme è l'avvocato di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e per questo condannata alla lapidazione. L'unico mezzo per salvare la donna rimane la mobilitazione internazionale. Roma, Parigi, Londra, una dopo l'altra le capitali europee sono scese in piazza per fermare l'esecuzione che dovrebbe avvenire nelle prossime ore.

Ma intanto rimane incerta la notizia delle 99 frustate che Sakineh avrebbe ricevuto dalle autorità iraniane. Per la seconda volta. La notizia è stata diffusa da «Liberation». Il quotidiano francese ha pubblicato infatti una lettera di Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh. Il giovane, 22 anni, parla di un articolo pubblicato dal London Times il 20 agosto scorso in cui appare un foto di donna senza velo, in cui sarebbe stata riconsciuta la madre. Secondo Sajjad è questo il motivo della punizione. A sostenere la tesi del ragazzo c'è anche uno degli avvocati della donna, Javid Houtan Kian. Mentre un ex legale di Sakineh, Mohammad Mostafaei, afferma che la punizione "non è stata eseguita". La causa di pareri cintrastanti è imputabile ad un solo motivo: il regime di censura esercitato dal governo iraniano abituato a mettere in atto intimidazioni sugli avvocati impegnati in cause di questo tipo.

"AFFAMATI DI CULTURA E DI DIGNITA'"


Manca poco. La scuola italiana riapre i battenti. Peccato però che le procedure di assegnazione delle cattedre sono in ritardo, e 35 mila persone quest'anno non avranno un incarico, tra docenti e prsonale tecnico-amministrativo. Sono i precari della scuola. Quelli che i tagli fatti dal Ministro dell'Istruzione Gelmini e dal Ministro dell' Economia Giulio Tremonti con la legge 133 hanno lasciato in mezzo alla strada. La disperazione è tanta. E la forza pure. I precari della scuola non mollano. Da Pordenone a Benevento. Da Roma a Palermo. Sono centinaia i lavoratori che reclamano il diritto al lavoro. E lo fanno rinunciando al cibo e alla salute.



domenica 29 agosto 2010

E' NATO UN LAVORO. E' NATO NERO.


"Robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo". Parola di Giluio Tremonti. Martedì scorso in occasione del meeting leghista organizzato a Bergamo il ministro dell'economia ha dichiarato di voler guidare l'Italia fuori dalla crisi. Come? Cancellando la legge sulla sicurezza sul posto di lavoro. Ora, non per essere pignoli, ma la 626 non è stata superata dal decreto legislativo 81/2008 recante il nuovo Testo unico? Pare proprio di sì. Ma questo il professore non lo sa. Oppure fa finta di non saperlo. Infatti come ha dichiarato l'Onorevole Damiano, ministro del lavoro del governo Prodi, in un'intervista a il Fatto Qutidiano, "certamente non si tratta di una gaffe: c'è un progetto politico finalizzato a ridurre il ruolo dello Stato nella tutela del diritto alla salute delle persone che vivono del loro lavoro".
Il progetto c'è. E partirà dopo l'estate. L'obiettivo? Eliminare lo Statuto dei lavoratori, approvato con la legge 300 del 1970. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ci sta lavorando. Da tempo ormai. Per la precisione dal 30 luglio scorso, quando il governo del "fare" gli ha affidato la delega per presentare un nuovo Statuto dei lavoratori. Quello in voga è troppo obsoleto, per di più problematico. Basti pensare all'articolo 18 che vieta il licenziamento senza una giusta causa. Articoli come questi sono "vincoli che hanno intrappolato il Paese nella scarsa crescita", ha dichiarato lo stesso Sacconi che sulla questione dimissioni ha le idee chiare.

Il nuovo Statuto infatti prevede una contrattazione fondata non più sul rapporto tra imprese e sindacato ma tra azienda e individui, laddove quest'ultimi sono subordinati ad una condizione di minorità rispetto alle imprese e quindi più esposti al pericolo dei licenziamenti facili. Inoltre manca in assoluto un progetto di riforma degli ammmortizzatori sociali. niente di nuovo. In materia di "licenziamenti bianchi" il governo Berlusconi aveva già dato i suoi frutti, quando nel 2008 aveva introdotto le lettere di dimissioni pre compilate che il datore di lavoro poteva agitare come uno spauracchio contri i lavoratori inermi.

Ma il pallino fisso del Ministro è la flessiblità. Nel progetto del governo c'è infatti il tentativo di rendere il lavoratore più "autonomo", più "libero" di decidere quanto lavorare e, quindi, qunto guadagnare. In altre parole un lavoratore con cui l'impresa possa contrattare direttamente offrendogli un impiego flessibile che tradotto nel linguaggio degli operai significa lavoro precario. E in che modo Sacconi vuole coronare il suo sogno? Semplice. Alleggerendo il contratto nazionale che per di più diventa derogabile e defiscalizzando straordinari e premi di produttività . Solo così e possilblie offrire così ai lavoratori più soldi e tenerli allo stesso tempo appesi ad un filo. Senza certezze. Senza risposte. Senza futuro. Tanto la produttivià aumenta.

LETTERA DI UN FIGLIO DI OPERAIO


Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica. L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze. Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro. Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010). Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.
Odorava di dignità.

Luca Mazzucco

giovedì 12 agosto 2010

QUANDO IL GIORNALISMO E' COLLUSO CON LA POLITICA

Come di consueto digito http://www.ilfattoquotidiano.it/. Un clic quà, un clic là. Poi stop. Un titolo cattura la mia attenzione. Leggo: "Non ho protettori alla Rai: meglio Al Jazeera". Che tristezza. Certo, notizie come queste non mancano mai. Ma di che cosa si tratta? Apro la pagina. Comincio a leggere con attenzione. E voglio che la faccia anche tu. Per questo ho deciso di riportare il pezzo sul mio blog. Parola dopo parola. Buona lettura da un'aspirante giornalista sempre più delusa dalla politica che si fa in Italia, un Paese che nonostante tutto "rimane incredibile: mi piace da morire".



La cascata luminosa di Times Square si riversa alle sue spalle, senza soluzione di continuità. Più in basso, all’altezza del terzo piano, le notizie della Dow Jones corrono veloci, come un ruscello di montagna. Alessandro Rampietti, camicia bianca e jeans, barba curata e piglio sorridente, rilassato anche dopo una giornata piena di notizie, è felice.

E’ un impiegato di Al Jazeera, la televisione del Qatar. Di più, è il responsabile della sede di corrispondenza di New York. Si ritrova a gestire storie difficili, come il tentativo di far esplodere una bomba proprio lì, a pochi passi dalla sua redazione. Un lavoro adrenalinico: gestire immagini e parole che passano dal Bangladesh all’Inghilterra, per lo Zimbabwe e l’intero Medio Oriente.

Eppure “volevo lavorare alla Rai”, racconta il senior producer, che ha trentatré anni. “Andai a pranzo con una persona che ha un certo peso nella tv pubblica, il quale, dopo aver apprezzato le mie capacità e aver detto che ero bravo, mi chiese di indicare il mio protettore politico”, racconta Rampietti. Il giovane giornalista andò alla ricerca di un santo in paradiso, incontrando un senatore che, però, gli lasciò “l’amaro in bocca”. La stessa sera ne parlò con un altro collega della Rai: “Ascoltami – suggerì lui – vai alla Columbia University di New York, ti aiuto a trovare una borsa di studio”.

Così è stato, e dagli Stati Uniti Rampietti non è ancora tornato: ha trovato un lavoro che gli fa girare il continente, più certezze e più stimoli per il futuro. “In Italia non ci sono i soldi per viaggiare all’estero, considerato sempre in misura minore nei notiziari – racconta – non amo il modo in cui si fa televisione da noi, sembra una radio cui vengono associate immagini talvolta senza senso, mentre nel mondo anglosassone c’è più attenzione al racconto”.
Certo, ci sono bei programmi “come Report”, anche se “sono passati vent’anni ed è sempre la stessa cosa: sembra che manchi la voglia di innovarsi”. Ben diversa, ovviamente, la realtà ad Al Jazeera, realtà “internazionalista” e “globale” che si divide le scrivanie con l’agenzia Reuters, affacciandosi sulle stesse luci della piazza considerata l’ombelico del mondo.

La versione inglese della tv del Qatar “vuole mettersi al livello degli altri canali internazionali, concentrandosi però sulle storie del Sud del mondo, cercando di portarlo in serie A”. Questo non vuol dire, comunque, “che sia una televisione perfetta: in fondo è soltando un bebé di tre anni, ma le possibilità sono infinite, ed è un posto editorialmente libero”.

Fare giornalismo negli Stati Uniti non è comunque troppo lontano dagli anni romani di Rampietti. Un pizzico di avventura ci vuole, in ogni caso. Quando lavorava per Roma Uno, canale metropolitano della capitale, ogni cronista aveva un motorino ed una telecamerina. “Volevamo essere i primi a raccontare la notizia”, spiega. Anche ora bisogna andare a caccia delle storie più intriganti, intervistando gli abitanti delle periferie, a Bay Ridge, cercando di capire le ragioni profonde della crisi.

Dopo aver viaggiato in 28 dei 50 Stati americani e facendo parecchie incursioni in America latina, il producer di Al Jazeera osserva in maniera distaccata il giornalismo del nostro Paese: “Di solito si vuole mostrare quanto sono stupidi gli americani, o l’ultima novità di Hollywood, magari criticare Bush o lodare Obama”. Gli Stati Uniti, però, sono molto più complessi. I grandi temi, negli ultimi anni, non sono mancati: vanno “dal matrimonio omosessuale alla crisi manifatturiera e automobilistica”.

E a lui, che ha dato l’America? “La libertà, capire che significa la libertà”, risponde. Comunque, anche se sta bene a New York, non è detto che passerà il resto della vita nella Grande Mela. La famiglia, che può annoverare qualche immigrato negli Usa già nelle generazioni passate, rimane in Italia, un Paese che continua ad essere “incredibile: mi piace da morire”.

sabato 7 agosto 2010

LA MISSION MEDIATICA DI "SUA EMITTENZA". MA COSA BOLLE IN PENTOLA?



"Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media"

LICIO GELLI













L'autunno è vicino. Ma Silvio Berlusconi non può aspettare. Anzi non vuole. Nella speranza che la stagione che viene coincida con le tanto attese elezione, urge un restyling televisivo. E non solo. E' necessario che tutti i mezzi di comunicazione stiano con lui. L'obbiettivo? Scongiurare il pericolo futurista: non sia mai che ci si trovi di fronte un finiano. O peggio il Presidente della Camera in persona. Pertanto, come è noto, Sua Emittenza in questi casi non si perde in chiacchiere. Dopotuttto la politica del fare è il suo segno distintintivo.

Ma cosa ha fatto Silvio? Qualcuno direbbe niente di buono. Altri il contario. Fatto sta che ieri il Premier ha radunato a Palazzo Grazioli i suoi uomini. Schierati su diversi fronti, i vari Minzolini, Petruni, Vinci, Paragone hanno sguainato le spade. Sono pronti. Impavidi e temerari, i soldati sanno già come servire il padrone. Ma la battaglia è iniziata già da qualche giorno. Come hanno dimostrato certi tg e certi quotidiani, Il Giornale e Libero in primis, tutti solerti a 'scongelare' notizie destinate a demolire l'avversario di turno. Trattasi di Gianfranco Fini. Di chi altrimenti? Tuttavia ciò che si è fatto non basta. Si può e si deve dare di più!

LA TV. Il pallino fisso del Premier, si sa, è la tv. Il direttorissimo saprà accontentarlo. ''Mauro Masi vigili sul possibile dilagare dei finiani nei programmi tv. Gli spazi destinati alla nuova formazione politica non devono superare il 2% e comunque in una proporzione non superiore al loro effettivo peso in Parlamento", ha dichiarato Giorgio Stracquadanio, il deputato Pdl che ha auspicato per Fini lo stesso trattamento riservato a Boffo. Ma Stracquadanio è andato oltre e ha chiesto al Cda di mettere il bastone fra le ruote ad "una certa sinistra Rai". Per dirla con le parole del deputato, il Predellino teme che "il Presidente della Camera usi spazi istituzionali per fare propaganda politica". La speranza è "che non ci siano puntate monografiche di 'In Mezz'Ora' su Fini e i colonnelli finiani", e che non si incappi "in telenovele sul FLI in un Tg di grande ascolto come il Tg3, oppure in reiterate puntate di Santoro e ''Anno Zero'' interamente dedicate a Fini e alle sue tesi antiberlusconiane, o a gustare colloqui a base di te' e pasticcini di Fini serviti dal miliardario presentatore di sinistra Fazio. Tutto deve essere proporzionale alle forze parlamentari di un partito". Insomma il Pdl vuole vigilare "affinche' in Rai ci sia una informazione corretta e non nascano tifoserie a favore di chi sta facendo la campagna contro il Governo, perche' sarebbe un uso ancora piu' strumentale della tv pubblica".

IL PROGRAMMA. Il cruccio di Silvio sono le trasmissioni per famiglie e, affinchè si mortifichi l'opinione pubblica Sua Emittenza non ha dubbi: dare il buongiorno agli italiani è fondamentale. Per questo motivo Unomattina potrà godere sempre più spesso della presenza del Presidente e, come di consueto, dei suoi uomini. Ma non è tutto. Anche la domenica si potrà trascorrere in compagnia del Premier. Basta sintonizzarsi sulla Rai dove in programma c'è una Domenica In senza Baudo e, ovviamente, su Canale 5 che anche quest'anno trasmetterà Buona Domenica. Ma su Mediaset Berlusconi, si sa, gioca in casa. E' la Rai invece che continua a dare problemi. Dopo il fallimentare tentativo di epurae Michele Santoro che ritorna con Annozero il 23 settembre, il Premier dovrà combatterà la controffensiva di RaiTre: Floris e Gabanelli, Annunziata e Iacona, Fazio (con Saviano), Serena Dandini e la satira di Gene Gnocchi. Al conduttore de L'ultima Parola, invece l'arduo compito di portare il Carroccio in vetta alle statistiche.

Con La7 destinata a diventare il terzo polo mediatico, è questo lo scenario che si prospetta nei prossimi mesi. Questo la scenario che potrebbe accomapgnare la campagna elettorale agitata dal Signor Tv come uno spauracchio contro il Pd di Bersani. La guerra è aperta. Peccato che sia combattuta con armi impari.

(fonte:
www.unita.it)

venerdì 6 agosto 2010

HIROSHIMA. LA VOCE DI UNO SCRITTORE

Da 'Tristano muore' di Antonio Tabucchi - Feltrinelli Editore



“...sai invece quando tutto gli fu chiaro? Quando tutto pareva gia’ chiaro ed era gia’ finito, il sei agosto del quarantacinque. Alle otto e un quarto del mattino, se vuoi sapere anche l’ora. Quel giorno Tristano capi’ che il mostro ormai vinto stava lasciando il posto alle mostruosita’ deivincitori... era il secondo crimine contro l’umanita’ di questo allegrosecolo che sta finendo... quel mattino la prima atomica utilizzata come armadi distruzione di massa cadde su una citta’ del nostro mondo annientandoloed incenerendo duecentomila persone. Dico duecentomila, e tralascio lemigliaia morte dopo, e quelle nate morte, e tutti i cancri... e non eranosoldati, erano cittadini inermi che avevano commesso il delitto di non aver nessuna colpa... C’e’ un luogo, a Hiroshima, si chiama Gembaku Dom, e’ un padiglione, vuol dire Cupola atomica, fu l’epicentro dell’esplosione, in quel luogo la temperatura al suolo raggiunse lo stesso calore della superficie solare, vicino al cenotafio con la fiamma della pace c’e’ un pezzo di pietra, e’ la soglia della porta di un edificio, una normale soglia della nostre case, dove mettiamo lo zerbino per pulirci le scarpe. Dentro quella pietra, di marmo, mi pare, assorbita come una carta assorbente succhia l’inchiostro, c’e’ l’impronta di un corpo umano a braccia spalancate. E’ quello che resta del corpo di un uomo che si liquefece sulla soglia di casa sua alle otto e un quarto di quel sei agosto del quarantacinque... Se puoi, fai un viaggio, valla a vedere, e’ una visita istruttiva... e’ stato detto che quelle vittime furono inutili, la testa del mondo era gia’ stata schiacciata a Dresda e a Berlino, e agli americani per piegare il Giappone sarebbero bastate le armi convenzionali. E’ un errore, non furono affatto inutili, ai vincitori furono utilissime, in quel modo fecero capire al mondo che i nuovi padroni erano loro... la Storia e’ una creatura glaciale, non ha pieta’ di niente e di nessuno, quel filosofo tedesco che si suicido’ in una pensioncina di confine fuggendo da Franco e da Hitler e da tutti e forse anche da se stesso aveva riflettuto troppo su questa dama priva di pieta’ che gli uomini corteggiano invano, non gli deve aver giovato... nelle sue riflessione scrisse che davanti al nemico, se vince, neanche i morti saranno al sicuro... di qualsiasi nemico si tratti, aggiungerei, anche il nemico dei cattivi, perche’ per essere nemici dei cattivi non si puo’ fare i buoni, tu che ne pensi?... Capisco la tua obiezione, sono stato troppo sintetico, certo che se vinceva il male non c’era piu’ rimedio... ma del bene volevo dire che... insomma... il bene, ecco che il bene ha vinto sul male, solo che c’e’ un po’ di male di troppo in quel bene, e un po’ troppa imperfezione in quella verita’... La verita’ e’ imperfetta...” .

HIROSHIMA E NAGASAKI: ERA NECESSARIO?

“Mi vedo ancora là, immobile nell’impotenza. Eppure quell’immagine dell’inferno a Hiroshima è stampata nella mia mente e non la dimenticherò mai. Come sopravvissuto della bomba atomica, credo sia mio dovere parlare a più persone possibile della distruzione che causano le armi nucleari.”
Ryuma Miyanaga (vittime della bomba di Hiroshima)




giovedì 5 agosto 2010

QUESTO CI OFFENDE!

LA PUBBLICITA' SHOCK CONTRO LE DONNE

Umiliate, offese, mortificate. Così si sentono le donne italiane che da qualche tempo lamentano la tendenza ad 'imbrattare' le strade delle città con cartelli pubblicitari volgari e dagradanti.
L'Unità ha deciso così di farsi portavoce della protesta. Tutto è iniziato il 23 luglio scorso quando il quotidiano di Concita De Gregorio ha deciso di accogliere la segnalazione di una pubblicità che a definirla volgare si rischia di fare un complimento ai suoi produttori. "Montami a costo zero". Questo lo slogan che accompagnava lo spot il cui obbiettivo era quello di pubblicizzare un pannello fotovoltaico. E così i creativi della Neo Communication, gli autori dello spot, per incrementarne la vendita hanno pensato bene di posizionare davanti all'obbiettivo una donna nuda ripiegata in modo da suggerire una posizione sessuale tra le più note. La perversione maschile avrebbe dovuto fare il resto. Tutto questo succedeva a Milazzo. «Sentiamo l’urgenza di sollevare una reazione forte di fronte a una deriva italiana non più sopportabile», commenta Pina Milici, del gruppo Donne libere che qualche successo l'ha ottenuto. A Milazzo, infatti, il cartellone è stato rimosso e il titolare della ditta, Federico Calderone ha fatto le sue scuse. Di circostanza, ovviamente. E su questo non ci sono dubbi considerando le parole aggiunte poco dopo dallo stesso Calderone: «A Milano, Firenze, Roma, dove la comunicazione è piena di messaggi sarcastici e coadiuvanti una campagna come quella proposta dalla nostra azienda sembrerebbe un messaggio innocente e simpatico e di sicuro stimolo». Forse, forse il pubblicitario siciliano non aveva poi tutti torti. La maggior parte delle città italiane sono invase da spot simili a quelli ravvisati a Milazzo. Ma come spiegarlo alle donne italiane che, dopotutto, si tratta di messaggi 'innocenti' e 'simpatici'?
In realtà le parole di Calderone proprio non convincono il pubblico femminile e la protesta scoppiata nella città siciliana ha fatto proselitismo. Per fortuna. Decine e decine sono state le seganalzioni di pubblicità offensive del corpo delle donne. Milano, Torino, Udine, sono solo alcune delle città 'scattate' da donne reporter che hanno diffuso sul Web le fotografie più emblematiche della bassezza culturale che infesta il mondo occidentale e soprattutto l'Italia. Come non rimanere di stucco di fronte alla pubblicità del noto e vecchio "Amaro del capo" che dall'alto dello scaffale del supermercato tenta di convincere il cliente ad aprire il portofoglio? E lo fa in modo impeccabile: con un cortoncino che, legato al collo della bottiglia, riporta il volto di una donna. Meglio se è una segretaria ma soprattutto meglio se vuole "farsi il capo".

(fonte:www.unita.it)










domenica 1 agosto 2010

AISHA, IL VOLTO SFIGURATO DAI TALEBANI

COPERTINA SHOCK DEL TIME: RAGAZZA CON NASO E ORECCHIE AMPUTATE


Aisha ha solo 18 anni e coraggio da vendere. Di origine afgana la ragazza non ha più nè naso nè orecchie e vuole farsi fotografare. Ha scelto di posare davanti all'obiettivo del "Time" per far vedere al mondo intero"cosa succederebbe all'Afghanistan se i Talebani tornassero al potere".

La condizione femminile nel paese, già molto difficile, risulta infatti minacciata dalla possibilità di un rapido accordo tra Usa e Nato a favore delle forze militari afgane. Di questo Aisha è fortemente consapevole e con il suo volto sembra voler dire "Ecco cosa succede quando cerchiamo di lasciare l'Afghanistan". Stanca di subire abusi dal marito e dal suocero, la giovane infatti aveva tentato di scappare di casa. Il tribunale talebano la giudicò colpevole infliggendole la pena dell'amputazione.

Dunque un' immagine eloquente quella che il settimanale statunitense farà uscire sulla copertina del prossimo numero: "Volevo essere sicuro in primo luogo che Aisha fosse consapevole di quanto stava facendo e di ciò che significa essere in copertina. Lei sa che ora diventerà un simbolo del prezzo che le donne afghane devono pagare a causa della ideologia oppressiva del talebani", ha confessato il direttore Richard Stengel.

Ma una buona notizia c'è. Aisha, diretta alla volta degli Stati Uniti, sarà sottoposta ad un intervento di plastica ricostruttiva. Medici esperti molto probabilmente guariranno le ferite sul volto della giovane donna tranne una: la consapevolezza che milioni di donne afgane continueranno a subire ogni giorno le violenze più atroci.

giovedì 29 luglio 2010

PICCOLE SODDISFAZIONI...

E' il 25 maggio del 2010. L'orologio ha le lancette puntate sulle 23.00. E' ora. Non posso perdere anche oggi il consueto appuntamento con "Parla con me", il salotto di Serena Dandini. Chi sarà l'ospite della puntata? Ebbene il divanetto rosso questa sera potrà compiacersi della presenza del fondatore di Repubblica. Signori e signore, Eugenio Scalfari. Sono trascorsi 15 min. L'intervista è molto interessante ed io sto ascoltandola con piacere. Ma all'improvviso una frase. Voglio ascoltre di nuovo. Ma non posso. Dopotutto la tv non è la rete. Non mi perdo d'animo. Cercerò l'intervista sul web e la posterò sul mio blog. In verità ho dovuto aspettare un pò ma alla fine ce l'ho fatta. Il video è su you tube. Ha inizio la ricerca. Devo assolutamente trovare quella frase. Ecco ci sono. Eh si, il mio udito non mi aveva ingannato: il fondatore di Repubblica in due parole aveva involontariamente catturato il senso del mio blog. Io vi ripropongo quell'intervista. Si tratta della seconda parte e ovviamente protagonista indiscusso della "pellicola" è sempre lui, Eugenio Scalfari. Il giornalista tratta diversi temi di stampo politico-sociale. Ma a catturare la mia attenzione è la parte in cui il giornalista mette in luce la quantità di bugie che il governo di Silvio Berlusconi racconta ogni giorno agli italiani che loro malgrado risultano continuamente catapultati in una una realtà che non c'è, falsa e artefatta. Nel corso degli anni gli uomini del premier hanno infatti costruito ad una grande bolla, proprio come quella che ha dato il titolo all'ultimo libro di Curzio Maltese. Ma senza perdermi in chiacchiere vado al dunque: vi seggerrisco di bloccare il cursore a 5 min e 54.

Il fondatore di Repubblica a "Parla con me" , in qualche modo, parla di me...o meglio del mio blog!

mercoledì 28 luglio 2010

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso...FRANCESCO DE GREGORI




"La maggioranza di noi sente che non possiamo essere liberi senza giornali, ed è per questo che noi vogliamo la libertà di stampa"

I BLOGGER IN PIAZZA CONTRO IL BAVAGLIO


Roma. Ore 16.00: i blogger scendono in piazza Montecitorio. E' una protesta tuttora in corso e durerà 24 ore. Senza sosta e senza tregua. Ad indire la rivolta è l'Arci che insieme alla Fnsi e alle organizzazioni che fanno parte del Comitato per la libertà e il diritto all'informazione e alla conoscenza, vuole mandare un segnale forte proprio in occasione dell'inizio della discussione del provvedimento in aula alla Camera.


«La grande mobilitazione contro il provvedimento - sottolinea l'Arci - ha ottenuto dei risultati positivi con l'approvazione di alcuni emendamenti in Commissione. Ma sono ancora molti gli elementi da cambiare: restano, ad esempio, l'obbligo di rettifica entro 48 ore per i blog e le limitazioni per l'attività di indagine dei magistrati e delle forze dell'ordine. Di fatto, il cuore del disegno di legge, il tentativo di impedire al nostro sistema giuridico di investigare e di raccogliere prove di reati anche attraverso le intercettazioni, non viene per nulla intaccato.
In questo modo si calpesta volutamente la nostra Costituzione, minando il principio di legalità e la divisione dei poteri. Il danno, poi, si ripercuote inevitabilmente sul mondo dell'informazione che vede colpita la fonte delle sue notizie. Per questi motivi non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Per questi motivi saremo in piazza. Attenzione e vigilanza. Queste le nostre parole d'ordine».

martedì 27 luglio 2010

"Siamo tutti politici (e animali)"



Siamo tutti politici (e animali):
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di
[catalogo
esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare,
ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande
[politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,
pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi,
lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali):


Edoardo Sanguineti

domenica 25 luglio 2010

"HEY BABY": ORA TI SISTEMO IO!


Come difendersi da un molestatore? E' semplice. Basta azionare un pulsante e il gioco è fatto. Bang Bang e lo scocciatore di turno è spacciato. Steso a terra. Grondante di sangue. Peccato però che la realtà sia un tantino diversa. Nel mondo dei comuni mortali, infatti le cose non sono così semplici, a differenza di quanto accade nel videogame che vi propongo di seguito dove l'eroina riesce a vendicarsi senza alcuna difficoltà. Ma lasciando da parte le polemiche, che negli ultimi giorni non sono state poche, non si può non sottolineare come il messaggio del gioco virtuale in questione sia abbastanza chiaro. Le donne chiedono di essere lasciate in pace.
Questo, dunque, ha voluto comunicare Suyin Looui. Trentenne, studentessa canadese di origini asiatiche, Susyn è l'inventrice del nuovo videogame intitolato "Hey Baby". In un'intervista a Repubblica.it la donna ha spiegato come l'idea non le sia venuta per caso. Voleva vendicarsi per un insulto ricevuto tre anni fa. "A quei tempi tempi seguivo un master di Integrated Media Arts", racconta Susyn, "stavo andando a lezione. Ero sola e imbacuccata in pesanti vestiti invernali. Scendo alla fermata e mi avvio verso l'uscita passando davanti a un uomo. Lui mi guarda e mi sussurra piano: hot ching chong". Ora per chi non sapesse il significato dell'insulto, hot vuol dire caldo mentre ching chong è un modo dispregiativo per definire gli orientali. Ebbene, così è nata la vendetta virtuale della giovane Susyn. Riportare nel video frasi comunemente utilizzate dagli scocciatori di New York, Parigi, Londra, Toronto, Montreal, San Francisco, Pechino e Roma. Questo il secondo obbiettivo della studentessa. "Dovresti mollare il tuo uomo e venire con me", "lasciati leccare da capo a piedi", "dio ti benedica" o "quanto sei bella", sono solo alcune delle frasi raccolte dalla studentessa attraverso un'accurata ricerca sul campo e messe in bocca agli uomini del videogame. Un comportamento che sembra costare la vita al seccatore che dopo il colpo di mitra scompare, sostiuito dalla sua lapide sui cui è riportata la frase molestatrice. Si va dagli insulti più pesanti a quelli per cosi dire più blandi, senza però nascondere riferimenti a molestie più gravi di quelle verbali.


Oggi Susyn si dice soddisfatta del risultato ottenuto. "Hey Baby" è gia satto giocato da 50 mila persone per non parlare del dibattito che si è scatenato sul Web, in Tv e in radio. Con tutti i pro e i contro "l'importante è che se ne discuta" ha detto la giovane donna.


IL NUOVO VIDEOGAME

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI Il mondo prima

sabato 24 luglio 2010

UN NOBEL CONTRO IL BAVAGLIO

BLOG, ADDIO!


Gli italiani dovranno fare a meno dell'informazione in rete. A partire da ieri la libertà di parola nel nostro paese è alla frutta. Sono trascorse poco più di 24 ore dalla conclusione della modifica agli emendamenti apportata da Giulia Bongiorno al ddl intercettazioni. Nella triplice veste di consigliere giuridico di Fini, di presidente della Commissione Guistizia alla Camera e di relatrice del provvedimento, l'esponente finiana ha subito incassato il sì dell'opposizione. La proposta di modifica infatti ha ottenuto l'approvazione del Pd e dell'Udc. Ha votato contro solo l'Italia dei Valori. Ma invano. Lo sforzo di Antonio Di Pietro è risulato inutile dal momento che il tanto discusso ddl, dopo la revisione da parte delle commissioni competenti, il 29 luglio dovrebbe approdare in aula per la discussione generale. Eppure nonostante le modifice la nuova "legge bavaglio" così com'è agli italiani proprio non piace. Gettare polvere negli occhi. Questo l'obbiettivo del nuovo emendamento. Dietro le apparenti novità introdotte nel ddl si cela infatti il tentativo di ingannare l'opinione pubblica in modo subdolo e meschino.

Tra le modifiche sostanziali figura l'introduzione dell'udienza filtro. Si tratta dello strumento volto a valutare caso per caso cio' che e' rilevante e veramente finalizzato alla conduzione dell'inchiesta da cio' che non lo e', con la conseguenza di rendere pubblicabili le intercettazioni che superano appunto l'udienza filtro.
In merito il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha speso qualche parola: "La nostra linearità è fuori da ogni polemica. Il punto su cui loro hanno fatto una mossa indietro, e cioè l'udienza filtro, era una nostra proposta. Rimangono però problemi rilevanti sul punto delle indagini, parte in cui ci sono nel testo ancora inciampi. Se non si risolve questo punto il nostro atteggiamento rimane duramente negativo".
Il botta e risposta è arrivato dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che ha così difeso la scelta di aver votato contro. "Non sono d'accordo con il resto dell'opposizione che ha votato a favore perché si tratta di un atto di resa inopportuno". Non accetto, prosegue, la scelta del 'meno peggio'. Morire con un colpo di pistola piuttosto che con una dose di cianuro per me è assolutamente identico. Di fatto", conclude il leader dell'Idv, il provvedimento "resta quello che è": un testo "per noi completamente sbagliato". E di sbagliato nel nuovo emendamento non c'è soltanto l'udienza filtro. I cambiamenti, infatti, sono tanti. Vediamone alcuni.

Lo hanno chiamato Comma D'addario ed è l'emendamento che riduce da quattro a tre anni la pena massima per le registrazioni nascoste e quindi considerate fraudolente. Un divieto sorto sull'onda del caso D'Addario ma applicabile anche ai giornalisti per le modalità della registrazione che, ad esempio, è anche quella delle trasmissioni basate sulla 'candid camera'.

E la norma Falcone dove la mettiamo? Ebbene i fautori del nuovo ddl hanno pensato bene di cestinarla. Il provvedimento che garantiva anche per le organizzazioni criminali non mafiose le stesse procedure di indagine agevolate previste per le associazioni mafiose, è diventato carta straccia. Semplicemente non esiste più.

Introdotto anche il concetto di privata dimora sotto il quale vengono etichettate le conversazioni in macchina e in ufficio considerati da questo momento in poi luoghi inviolabili e quindi non più oggetto di indagine.
Eppure il nuovo emendamento all'Udc piace molto. E' di oggi la dichiarazione del deputato Roberto Rao: "Gli emendamenti dell'Udc, in particolare, sono riusciti ad allentare il bavaglio, garantendo maggiore libertà di stampa, e ad eliminare i privilegi per i parlamentari, che ora saranno intercettabili al pari degli altri cittadini".

Ma in tutto questo tram tram a lasciarci le penne sono soprattutto i blog. Il nuovo emendamento, infatti, ha lasciato sostanzialmente inalterata la norma che obbliga anche i blog a pubblicare le rettifiche entro 48 ore dalla richiesta. "Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". A questo proposito la posizione del Pd è risulatato più critica anche se alquanto discutibile. Michele Meta, deputato del principale partito dell'opposizione e Capogruppo in commissione Telecomunicazioni ha invitato il governo e la maggioranza a correggere quella che "rischia di determinare un freno insopportabile alla libertà di espressione e alla creatività di migliaia di blogger. Vista l'immediata e gratuita fruibilità di internet, i blog fanno del web una 'piazza virtuale' aperta, di confronto e arricchimento collettivo, sfidando spesso i grandi media pieni di risorse, sulla qualità e obiettività dell'informazione".

La rete è oggi uno degli strumenti più democratici che esista. Un blog consente di fare informazione e oscurare quelli "non allineati" significa violare ciò che in molti paesi si appresta a diventare uno dei diritti fondamentali dell'uomo: l'accesso alla rete. Ma il mondo del web non si ferma. E' già approdato nelle mani del Presidente della Camera, Gianfranco Fini e in quelle della Commissione Giustizia di Montecitorio, perché venga eliminato dal ddl l'articolo che obbliga i blog alla rettifica.


Entusiasmo e voglia di informare sono due delle principali qualità di un bravo blogger. Il suo obbiettivo? Smuovere le coscienze, formare menti pensati, diffondere la verità. Tutti buoni propositi che il governo italiano, però, pensa di mettere a tacere agitando come uno spauracchio sull'opinione pubblica una sanzione fino a 12.500 euro. Questo il prezzo che un blogger dovrà pagare nel caso in cui decida di diffondere la propria opinione. Giudicate voi se questa è una democrazia.

(fonte: www.repubblica.it)

venerdì 16 luglio 2010

HAITI. MESSI VISITA L'ISOLA CHE NON C'E'


Lionel Messi ha visitato a sorpesa Haiti. L'attaccante argentino è arrivato oggi a Port-au-Prince nella veste di ambasciatore dell'Unicef. La star del mondiale sudafricano stamattina è stato ricevuto dai caschi blu argentini mentre nel corso della giornata visiterà i punti più colpiti dal terremoto e porterà un messaggio di solidarietà ai bambini.



MA COME VIVONO GLI HAITIANI A SEI MESI DAL SISMA?

Le luci si sono spente da un pezzo. Cameramen e giornalisti hanno abbandonato le loro postazioni. Sono trascorsi sei mesi e il mondo sembra aver già dimenticato la tragedia che il 12 gennaio scorso ha colpito una delle isole più povere dell'Atlantico, Haiti. Giorni, settimane, mesi si susseguono lentamente. Ma la situazione non cambia, anzi peggiora. Ce lo dice l'Unicef che qualche giorno fa ha diffuso alcuni dati a dir poco raccapricianti. Su un numero di 3.000.000 di persone colpite dal terremoto, più della metà sono glo sfollati. Si calcola invece che 220 mila siano stati i morti e 300.000 i feriti. Per non parlare di quelli feriti sotto le macerie e mai ritrovati. E' una storia che ha dell'incredibile. E la verità non può che essere una sola: si poteva fare di più. Ma non si è fatto nulla. O meglio non si è fatto abbastanza. Come ha spiegato Stefano Zannini, capo missione ad Haiti di Medici senza Frontiere, "il 60% delle abitazioni è distrutto, il sistema scolastico non funziona, la piccola economia stenta a ripartire. Uomini, vecchi, donne, bambini, molti zoppi, mutilati, inseguiti ancora dagli incubi di quei giorni, sono presi dalla depressione perchè non c'è più futuro". Questa è Haiti sei mesi dopo.
Da qualche giorno ha anche ripreso a piovere. Pioggia, vento ed uragani non faranno altro che peggiorare la situazione di un paese dove il fenomeno della violenza ha raggiunto i picchi più alti. Sono circa 300 i detenuti che evasi dal carcere durante il terremoto e che ora si aggirano indisturbati per le strade di Port-au-Prince, viuzze strette ricoperte di macerie dove ogno giorno si consumano omicidi, violenze, sparatorie.

Ma a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini, quelli che in poche parole rappresentano il futuro di Haiti, un paese che per il momento un futuro sembra non averlo. 800.000 bambini vagano tra i campi spontanei di Port-au-Prince, 275.000 sono vaccinati contro le principali malattie, 500.000 sono a rischio e quindi necessitano di protezione. Ma non è tutto.
Gran parte dei bambini di Haiti sono orfani mentre molti hanno dei parenti sopravvissuti al terremoto che però non sanno dove trovare. I bambini di Haiti oggi non hanno accesso alle strutture saniatarie e scolastiche. Molti invece vengono impiegati nei campi e costretti a fare i lavori più duri. I bambini di Haiti oggi sono esposti a violenze fisiche e sessuali. Molti invece diventano merce di scambio per i traffici di organi e adozioni illegali. I bambini di Haiti oggi sono a rischio. In un paese dove c'è una latrina ogni 145 abitanti, solo 62.800 bambini sono seguiti e protetti. Degli altri nessuno si cura. Basti pensare che degli 11 miliardi offerti dalla Comunità Internazionale durante i primi mesi del disastro, non si è visto nulla. A confermarlo è lo stesso Zannini. Questo è quanto.
(fonte: www.repubblica.it ; La Repubblica)

HAITI VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI BAMBINI

giovedì 15 luglio 2010

AISHA: HO PAGATO LA MIA INNOCENZA

WHEN LOVING YOU IS WRONG

"ADULTERIO DURANTE IL MATRIMONIO": CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE

"Per favore aiutateci a porre termine a questo incubo e a non farlo diventare realtà. Spiegare i minuti e i secondi delle nostre vite è molto difficile. Le parole perdono il loro significato in questi momenti di agonia. Aiutateci a salvare nostra madre".



E' questo l'ultimo drammatico appello lanciato qualche giorno fa da due ragazzi iraniani. Sajjad e Farideh hanno rispettivamente 20 e 16 anni. Sono giovani. Ma la realtà, quella più cruda, l'hanno già guardata in faccia ed ora vogliono una sola cosa: salvare la loro mamma.

Occhi neri e volto pallido incorniciato dal tipico velo islamico, nero e senza fronzoli. Questo è il ritratto di Sakineh Mohammedie Ashitiani, un nome che ormai è sulla bocca di tutti. Ma come potrebbe essere altrimenti?

Sakineh ha solo 43 anni e sulla sua testa pesa un'accusa di adulterio. Detenuta nel braccio della morte del carcere di Tabriz, nord-ovest dell'Iran, l'accusa risale al maggio 2006. In quell'occasione alla donna si imputava di aver avuto rapporti extra coniugali con due uomini. Ma la confessione le era stata estorta con 99 frustate corporali. La condanna arrivò solo nel 2007. E davanti al tribunale ritrattò quanto detto precedententemente. La Corte Suprema però non volle sentire ragioni e in quello stesso anno stabilì che l'adulterio dovesse essere punito con la lapidazione, come previsto dal codice penale islamico. Quella di tradimento coniugale apparve a molti un'accusa piuttosto debole, soprattutto se si considera che suo marito fosse già morto e che non esistessero prove sul tipo di rapporto che la donna avrebbe avuto con i due uomini. Su questi elementi si basava la difesa dell'avvocato Mohammad Mostafeihin prima linea per la liberazione di Sakineh. E continua a farlo tuttora. Invano.
Giudicata colpevole la donna fu destinata alla lapidazione, una tortura a cui vengono sottoposte tutte le donne islamiche, quelle fedigrafe, ovviamente. Posta al centro di una pubblica piazza, l'accusata viene internata in una buca e bloccata fino al petto. Successivamente viene colpita con pietre contundenti non tanto grandi ma neppure toppo piccole. La morte non deve essere immediata ma lenta e straziante tale da sopraggiungere solo quando il capo della vittima viene sotterrato dai sassi.

Ma l'opinione pubblica non dimentica e l'8 luglio scorso è arrivata la sentenza dell'Ambasciata iraniana a Londra: Sakineh molto probabilmente non verrà lapidata ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite impiccagione, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.
Il caso di Sahineh ha colpito tutti innescando una mobilitazione internazionale senza precedenti, come quella del gruppo umanitario Amnesty International che si batte per l'annullamento della sentenza tramite una petizione diffusa sul Web. Anche all'interno delle istituzioni iraniane si è aperto un dibattito sulla leggitimità della condanna e sulla vergogna che potrebbe ricadere sulla Repubblica Islamica se la donna vennisse torturata. Una questione di immagine, quindi, più che di diritti umani.

"Condanne di questo tipo verranno attentamente riviste e probabilmente cambiate", ha dichiarato il responsabile dell'ufficio dei Diritti umani a Teheran, Mohammad Javad Larijiani, fratello del presidente del Parlamento iraniano. Insieme i due stanno cercando di arginare la protesta, ogni giorno più forte, che viene non solo dal mondo della politica ma anche da intellettuali, giornalisti, cantanti, premi Nobel, attori, capaci di mobilitare non soltanto l'opinione pubblica ma di fare pressione anche sul governo iraniano che sembra aver preso in considerazione la protesta. Ora che i riflettori sono puntati...

sabato 10 luglio 2010

OGGI  10 LUGLIO 2010


QUESTO BLOG



NON VUOLE DIRE NIENTE




venerdì 9 luglio 2010

EPPUR QUALCOSA SI MUOVE

STAMPA IN SCIOPERO CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO




Oggi la carta stampa, domani la rete, la tv, la radio e gli uffici stampa. Per due giorni l'informazione rimarrà ferma. Un silenzio eloquente quello indetto dalla Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) con l'adesione dell'Ordine dei giornalisti. Il motivo? La "legge bavaglio" che firmata dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pesa come un macigno sulla testa di giornalisti ed editori. La libertà di informazione è in pericolo. Il diritto di ogni cittadino ad essere informato è minacciato. Un diritto tutelato dalla Costitizione a cui fa da contraltare il dovere dei giornalisti di dare tutte la notizie utili ai lettori. «Una scelta obbligata e senza alternative in mancanza di fatti nuovi che avrebbero potuto far cadere le ragioni della protesta» ha spiegato ieri il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi . «Lo sciopero è un mezzo e non un fine che per noi resta quello di far arretrare una legge sbagliata». Compatta e motivata la stampa non demorde. Solo alcuni giornali non hanno aderito allo sciopero. Trattasi di Libero e Il Giornale, i due quotidiani che oggi edicola la facevano da protagonisti. Ma a contestare sono in tanti e il black out di oggi vuole essere un gesto simbolico. Una forma di "resistenza civile" di fronte ad una legge che proprio non si addice a quella che i nostri politici amano chiamare "democrazia".

(Fonte: http://www.unita.it/)

mercoledì 7 luglio 2010

Un piccolo consiglio alla "MEGLIO GIOVENTU'"

Dedico questo video a tutti gli studenti a cui l' Italia così com' è proprio non piace, l'Università in primis. Chi ha orecchie per intendere intenda...


lunedì 5 luglio 2010

INVICTUS. IL FILM E LA POESIA

Invictus non è soltanto un film. Invictus è anche una poesia. Ma l'uno e l'altro finiscono per incrociarsi. Inevitabilmente.

Proiettato nelle sale italiane a partire dal 26 febbraio 2010, l'ultimo film di Clint Eastwood racconta una storia vera. A fare da sfondo alla vicenda è il Sud Africa, quello del post-elezioni di Nelson Mandela. Riunificare il paese, sfidare le leggi razziali, creare un popolo e insieme una nazione che siano faro nel mondo: questi gli obbiettivi di uno dei leader più carismatici che siano mai esistiti sulla faccia della Terra: Nelson Mandela, un tempo il protagonista del movimento anti-apartheid.
Ma il passato è passato e quando il film ha inzio il neo-presidente sembra essersi buttato alle spalle quei trent'anni di carcere che tanto avevano segnato la sua esistenza. Basta non pensarci. E' sufficiente guardare avanti. I tempi infatti sono maturi. E' il 1992 e bisogna fare in modo che bianchi e neri si sentano parte di un tutto. Da questa consapevolezza si snoda il tentativo di Mandela di costruire lo spirito nazionale anche attraverso lo sport. La Coppa del Mondo di rugby e la vittoria della squadra sudafricana degli Springbock, bandita dagli anni '80 dal campionato a causa delle differenze razziali, diventa una buona occasione per la pacificazione di quel pezzetto del continente nero. Quel pezzetto d'Africa che portava con sè il fardello di sofferenze atroci.



Ma, come ho anticipato, Invictus che proviene dal latino e significa "invincibile", è anche il titolo che il poeta inglese, William Ernest Henley, nel lontano 1888 aveva dato al suo poemetto. Sin da bambino il poeta fu affetto da una grave malattia, turbercolosi ossea, che gli impedì di proseguire gli studi e di tentare la carriera giornalistica. Avave 25 anni quando i medici furono costretti ad amputargli una gamba per permettergli di sopravvivere ma Hanley non si diede per vinto e visse altri 30 anni con una protesi artificiale. La poesia fu scritta proprio sul letto dell'ospedale ed il titolo "mai sconfitto" non è casuale. Ma si sà, la poesia non ha confini. Essa infatti ha superato il granitico muro del tempo per diventare il conforto di Nelson Mandela durante i lunghi anni di prigionia che nel film vengono rivissuti attraverso gli occhi del capitano della squadra di Rugby, interpretato da Matt Damon. Il leader degli Springbock si mette alla ricerca di quella che un tempo era stata la cella di Madela. E' la numero 944. Ora è vuota. Solo una sedia e una coperta, e il fantasma del Presidente che il Capitano "vede" proprio mentre recita la poesia. Guardate un pò...